La siccita’ non da’ tregua, esodo biblico in Kenya del nord

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A young girl stands amid the freshly made graves of 70 children many of whom died of malnutrition. Dadaab refugee camp.

La peggiore siccità in più di mezzo secolo sta martoriando larghe parti dell’Africa orientale, minacciando la vita di oltre dieci  milioni di persone.

L’epicentro del disastro è nel nord del Kenya, vicino al confine con l’Etiopia, una zona in cui le famiglie sono tradizionalmente in tutto e per tutto dipendenti dal loro bestiame.

  • Alla tragedia ambientale si aggiunge il conflitto ormai in corso da anni. Più di un milione di allevatori sono fuggiti dai combattimenti in Sud Sudan, attraversando il confine nei paesi limitrofi, soprattutto l’Uganda e Kenya.

Negli insediamenti circostanti Moyale, per esempio, migliaia di persone sono state sfollate e intere mandrie di animali sono morte per l’ insopportabile calura. Gli agricoltori sono poverissimi e disperati, a caccia di qualsiasi cibo possa aiutarli a sopravvivere. Ma tutto quello che hanno a disposizione sono i frutti di bosco. E non c’ e’ acqua, non c’ e’ riparo allo spietato caldo africano. Il resto lo fanno le zanzare e la guerra.

Gli anziani cullano dolcemente i loro ultimi animali sopravvissuti e le radici delle piante e il tè rosa ricavato dalla corteccia di un albero bollente sono l’ ultima spiaggia. Il disastro ambientale si sta trasformando in un disperato esodo biblico. La siccita’ spinge a a viaggi lunghi decine di chilometri e pericolosi. Pascoli e acqua, ormai, sono un miraggio. Ma e’ l’ ultimo tentativo per loro: fuggire.